“Ma quando diventi feroce, smetti di preoccuparti di come appari. La maschera è orribile a vedersi, ma la persona dietro la maschera sta cercando di prenderne il posto.”
Keith Jarrett

Il titolo del disco, Traumaturgic, fa riferimento al conflitto fra due sfere: quella interiore dell’anima e quella esteriore della realtà concreta. La collisione fra questi due spazi produce, allo stesso tempo, il principale veleno e l’unico antidoto possibile alla vita umana.
La parola taumaturgo deriva dal Greco antico ed è composta di due parti: tauma significa “miracolo”, turgos “colui che fa”. Taumaturgo significa “capace di fare miracoli o guarigioni miracolose”. Per esempio, a Cristo è spesso dato l’appellativo di taumaturgos, perché aveva il potere di guarire le persone soltanto toccandole.
Traumaturgic è dunque un gioco di parole che significa “capace di curare attraverso un trauma”. Lo stesso tipo di principio vale per il titolo di un brano dell’album, TraumaturGod.
L’idea di fondo dietro a tutto il disco è quindi quella della stretta connessione fra la sofferenza e la guarigione, fra il trauma e la consapevolezza di sé. Ogni trauma contiene una propria natura taumaturgica, ogni ferita diventa medicamento per qualche ferita precedente, in una sequenza ciclica infinita.
C’è un legame profondo fra Breathing Instructions e Traumaturgic: sono due tappe successive di un’evoluzione esistenziale, fotografate a distanza di qualche anno.
In sintesi, mentre in Breathing Instructions la ricerca di pace interiore è utopistica e rifugge la sofferenza, Traumaturgic manifesta un più alto stato di consapevolezza: l’utopia si trasforma in distopia, il conflitto interiore rimane senza soluzione e la sofferenza acquista il ruolo di “nutrimento necessario” dell’anima.
Per questo la sezione grafica è curata anche stavolta da Erik Larkens, assieme a cui abbiamo sviluppato il contrasto trauma/cura in una serie di immagini visionarie ed evocative.